Nei colori del giorno- Peter Handke- Recensione.
Giugno 6, 2007
Peter Handke ama tutto ciò che nel libro descrive, ama gli alberi, le rocce, i ruscelli, i sentieri, ama la natura incontaminata che lo avvolge nei suoi viaggi.
Viaggi particolari, differenti da una classica partenza per le vacanze estive, in quanto frutto di un collegamento tra realtà e fantasia, attraverso un mondo di colori.
Ogni cosa che lo scrittore osserva, tocca o sente viene ricondotta automaticamente nella memoria e comporta il rimando a lontani ricordi.
Per converso, ogni ricordo fugge dalla mente e si proietta nelle immagini che nelle lunghe passeggiate appaiono dinnanzi a lui.
Si crea così una narrazione di ogni evento basata sull’effettivo contatto con l’elemento materiale, e la sensazione che questo contatto comporta nell’animo dello scrittore.
Tema centrale, attorno al quale ruota il gioco dello scrittore, è il monte provenzale Sainte- Victorie, soggetto prediletto dal noto pittore Cèzanne all’interno dei suoi quadri.
Il racconto di Handke, descrive infatti, in maniera estremamente minuziosa ogni particolare realmente incontrato dall’uomo nelle sue lunghe passeggiate, come se avesse in mente un vero e proprio quadro, o una serie di quadri molto precisi.
Parrebbe quasi che in ogni paragrafo venissero riportate con precisione le fotografie scattate, tant’è che le varie situazioni spiegate dall’autore risultano essere talmente precise e complesse da richiedere la massima attenzione nel momento della lettura.
Anche la struttura del libro è abbastanza fuori del comune a mio parere, infatti, oltre ad essere un misto fra autobiografia e romanzo, riporta vari sprazzi di ricordi dell’autore, il quale si butta dentro e fuori dai quadri, tra fantasia e realtà, passando da un momento in un luogo, ad un altro situato in zona opposta.
E il colore ritorna sempre come elemento fondamentale che fa da sfondo alle interpretazioni delle immagini di Handke, o a ciò che ogni lettore può liberamente comprendere immergendosi nello scritto.
La parola e l’immagine si collegano, ciò che il mondo attorno appare e ciò che il mondo attorno è, sono il fulcro centrale del viaggio dell’autore.
Egli ricorda l’infanzia, attraverso le materie concrete che la riconducono alla sua mente, ed è in quel momento che abbandonano l’ambiguità per trasformarsi in qualcosa di eterno.